C’era una volta un sentiero

C’era una volta un prato fatato all’ombra del Conturines e del Sas Dlacia, là dove Dio sembra essersi riposato un attimo tra le grandi cime che lo circondano, per fermare il tempo in una singolare eleganza. Il bosco, i prati ampi, il ruscello, un gruppo di cirmoli messi lì come da favola. Ma i cirmoli ora non ci sono più e il prato è stato munito di stradina asfaltata, c’è anche chi pensa che in un luogo tanto unico quanto raro ci starebbe bene qualche turista in più, perché la bellezza va sfruttata finché frutta. Magari una bella zona di espansione?

Interveniamo nell’ambiente nel nome di un’“ottimizzazione turistica”, quella che non nasce da un’analisi delle effettive necessità a lungo termine, da una visione, ma che è il risultato di un’”adrenalina da turismo” che ci fa credere che ogni intervento volto all’incentivazione della massa turistica sia giusto e anzi, necessario, e che per deviare dai centri turistici troppo esasperati sia una buona idea dislocare il turismo in quelle zone in cui ancora è troppo debole. Un’analisi che nasce all’interno di gruppi di interesse isolati, che non tengono conto della diversità di cui sono composte le comunità locali e quindi della diversità delle loro necessità, che ormai troppo spesso non coincidono più con quei presunti “bisogni” del turista. Un ragionamento che si basa su di una tesi molto sbagliata: “in fondo viviamo tutti di turismo”. Continua a leggere

Manna dal ciel

Nëif o nia nëif?
Ciaut frëit pluëia!
Cie tëmp da mat,
ma comot mpo,
nsci sënza nëif,
la nëif tl drë post,
risses blances che taia l paesaje.

Chëi dai schi ie pa cuntënc!
Ah pu po.
For plu ciaut, for plu da mat.
Dlaces dlëiga,
meres se slonfa,
l surëdl bruja,
nëif mancia y toma all’infal.

I pueresc platei
i riches vierces
for de plu
for demanco
Dal blo vierces fireron te mur
l’ega dlaceda blanderà tosc nosc piesc.