Instagrammable

Quando penso a Instagram e l’effetto che ha sulle persone, mi viene da paragonarlo a una sanguisuga, un parassita che, per nutrire se stesso, succhia la linfa vitale , svuotandole del valore di ogni singolo attimo vissuto consapevolmente.

“Mi scusi, signore! No, la prego.”, il signore ci guarda un po’ imbarazzato poi guarda lo schermo della sua macchina fotografica, ci smanetta e si rivolge di nuovo a noi con un cenno che pare dire “ho cancellato tutto, scusate.” Siamo a Marzamemi, piccolo paesino di pescatori sulla costa della Sicilia, una scenografia perfetta: la piazzetta, il mare, il flair un po’ decadente che a tratti ti fa tornare indietro nel tempo, quando ancora qui di pesca si viveva ancora davvero. Ora le case dei pescatori hanno fatto spazio a piccoli negozietti tra gelati, souvenirs e moda mare. Sì, perché Marzamemi è davvero “instagrammable” e immagino ne attiri tanti, di turisti, anche se adesso ad aprile sono ancora pochi. E cosa fa di un luogo un luogo instagrammable? Diciamo che l’aggettivo descrive quei luoghi, quelle cose, quegli episodi di vita che hanno potenziale di piacere su Instagram, e quindi vanno condiviso sul social network nato per essere una piattaforma di creatività visiva, che purtroppo da quando nel XY è passato a Facebook, sta perdendo sempre più la creatività e si sta muovendo sempre di più verso quello che è uno strumento social fine a se stesso con lo scopo di rendere gli utenti dipendenti, schiavi di un modo di vivere vuoto. Continua a leggere